è paleolitica di sguardi
e indossa giochi decostruzionisti.
Antica e nuova,
è una bambina che urla spesso
e capricciosamente getta luce adulta
a un universo di ostentata fame gotica.
Tutto si compie in lei,
in quei pochi
attimi in cui piega
maglie
che realizzano cieli cobalto.
Ho naso calibrato a quegli anfratti e guancie
tese alle distese e labbra
che sanno disperdersi tra gli archi.
Ho pagine con stanze
di nera lavagna,
ove con gesso traccio
abbecedari incerti.
Lei non è mia, eppure vi è di casa
e le dita gentili velano
d'un esser disadorne, quando sui polsi
e il collo
si concede bella
a quei monili messi a raccontarla.
E ho tutto questo
a valer piombo d'iridi
che mai riposano ai suoi occhi.
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