D’acheo avanza
solo un mito di fondazione
ad una isonomia – tangibile -
in cui, ad origine,
già si dimenticava
la tauromachia prima maniera.
Parlo di quel confronto paro
di Cnosso, acrobazia ecologica,
solo le capriole
e un cuoio di immanenze.
Le piroette che tracciavano
quei nastri azzurri, musicali,
luci nel buio, latte di capra
e oblunghe code d’occhio:
verosimili anticipazioni
di ricci neri
su pelle olivastra d’Etruria.
Assurdo che ad Enotria
si disimpari il vino?
Guarda: qui si interrano
ultimi tratti di pomerio.
Non che sia peggio ricominciare
a cucinarci Eracle,
rompendo in terra
quei suoi vasi tanto trendy.
Così le ipotesi di Lineare B,
accatastando un Monte dei cocci,
continueranno col gettare un occhio
sui nostri infiniti riti
di passaggio all’età adulta.
Ma che non ci si fasci troppo d’altre risonanti istanze!
Qui la puzza di niente va via poco,
persino se scomposta in zeri ed uno:
persino meno dignitoso, forse,
un arrogarsi i sostantivi ad uffa.
Così è, adesso, ch’io m'arrogo tutta la tristezza...
Al fondo di ‘sto disquisire sub-antico
- danza di involucri e nebulizzati dolori siamesi -
i Dottorini della Chiesa stanno lì a vocalizzare
e si fa tutto
un maltrattare la filosofia tra i denti:
quelle colonne erano giù - erano lise! -
erano già quei templi colombaie.
Eppure volge a basso
e trasla in ancor meno, adesso:
un bel parlarsi attorno, addosso, appresso!
Si sta semplicemente in troppi in questo fosso
e, questa, è una giornata fatta per negare.