mercoledì 1 settembre 2010

Convoglio

Sono sulla banchina che attendo la metropolitana. Sopra e sotto millenni andati chissà poi dove.
Sono solo, é tardi, mi siedo ed estendo i pensieri in un vuoto silenzio.
Poi sento apprestarsi il treno, mi alzo e avvicino al bordo.
Il convoglio arriva a tutta velocità: é in fiamme. Nemmeno accenna a fermarsi e sfreccia via inforcando il tunnel. Mi brucia una ciocca di verdi capelli.


Anche oggi pomeriggio mi toccava di lavoro, e ho dovuto recarmi in ufficio passando per il centro. Bella sorpresa ad attendermi: manifestazione nazionale di noto schieramento politico.
Mentre camminavo, sfilavano i pullman con il bel vessillo frontale, assieme al cartello con le città di provenienza: Viterbo, Mantova, Reggio Calabria. Questi bei paesanotti una forza li muove!
Pasciuti, mal assortiti, convenuti in massa. A pullman, a secchiate. Confuso, guardavo bandiere in campo bianco con al centro uno di questi simboli che non parlano più, il che non so se sia meglio o peggio... di certo non dice: scritte ammucchiate per sbieco, simbolo solitamente d'un tondo full confort, suddiviso in un sopra ed un sotto. I colori? Ovvio: i tanto rilassanti celeste e verde. Qualcuno, se proprio ancora deve usare le rouge et le noire, lo fa solo a segnalare un accento, o mettendo un puntino sulla i.

"Ma da che parte state?" - mi chiedevo, mentre i paesanotti accedevano all'incorporata protuberanza telefonica che gli estende la mano (con l'altra a grattarsi la panza). Davvero non capivo chi fosse cosa. Sono salito in ufficio confuso. Poi ho realizzato che essi, semplicemente, non appartengono. Ed ecco dove arrivava la suggestione, a quale livello cioè mi sono sentito poi di indagarne un'appartenenza:

I Sapiens Sapiens si mossero dall'Africa attraverso il Sinai. Ma a quell'epoca l'Eurasia era gia' felicemente sposata ai Nehandertal. Com'é noto, la paleontologia a riguardo si suddivide in due ipotesi. Ovvero che le due specie si siano fatte guerra portando all'estinzione i Nehandertal, più abili che sapiens, schiacciati fino all'estrema propaggine di Cantabria. O che, piuttosto, questa gente si sia fatta anche l'amore. Da cui, con l'evidente prevalenza del Sapiens sul Nehandertal, i due patrimoni genetici si sarebbero potuti ricombinare l'uno con l'altro. Dunque, essendo la genetica cosa complessa, nulla di certo potrebbe dirsi sui risultati computazionali... Qualcosa che ricorda da assai lontanto gli esperimenti sui pisellini verdi e gialli.
(E nulla spartivano questi pensieri con sentimenti di razzismo e affini, essendo semmai considerazioni al più tacciabili di... "specismo"!)

Ma, come che sia - ovvero quali che voi siate! - a me lasciate solo una piccola caverna in Cantabria. Tanto, il dosso sul mio naso parla chiaro: é il mio vessillo di parte...


domenica 29 agosto 2010

I volti

Quella che non è mia
è paleolitica di sguardi
e indossa giochi decostruzionisti.
Antica e nuova,
è una bambina che urla spesso
e capricciosamente getta luce adulta
a un universo di ostentata fame gotica.
Tutto si compie in lei,
in quei pochi
attimi in cui piega
maglie
che realizzano cieli cobalto.

Ho naso calibrato a quegli anfratti e guancie
tese alle distese e labbra
che sanno disperdersi tra gli archi.
Ho pagine con stanze
di nera lavagna,
ove con gesso traccio
abbecedari incerti.
Lei non è mia, eppure vi è di casa
e le dita gentili velano
d'un esser disadorne, quando sui polsi
e il collo
si concede bella
a quei monili messi a raccontarla.

E ho tutto questo
a valer piombo d'iridi
che mai riposano ai suoi occhi.


venerdì 20 agosto 2010

Non è

D’acheo avanza
solo un mito di fondazione
ad una isonomia – tangibile -
in cui, ad origine,
già si dimenticava
la tauromachia prima maniera.
Parlo di quel confronto paro
di Cnosso, acrobazia ecologica,
solo le capriole
e un cuoio di immanenze.
Le piroette che tracciavano
quei nastri azzurri, musicali,
luci nel buio, latte di capra
e oblunghe code d’occhio:
verosimili anticipazioni
di ricci neri
su pelle olivastra d’Etruria.





Assurdo che ad Enotria
si disimpari il vino?
Guarda: qui si interrano
ultimi tratti di pomerio.
Non che sia peggio ricominciare
a cucinarci Eracle,
rompendo in terra
quei suoi vasi tanto trendy.
Così le ipotesi di Lineare B,
accatastando un Monte dei cocci,
continueranno col gettare un occhio
sui nostri infiniti riti
di passaggio all’età adulta.

Ma che non ci si fasci troppo d’altre risonanti istanze!
Qui la puzza di niente va via poco,
persino se scomposta in zeri ed uno:
persino meno dignitoso, forse,
un arrogarsi i sostantivi ad uffa.
Così è, adesso, ch’io m'arrogo tutta la tristezza...
Al fondo di ‘sto disquisire sub-antico
- danza di involucri e nebulizzati dolori siamesi -
i Dottorini della Chiesa stanno lì a vocalizzare
e si fa tutto
un maltrattare la filosofia tra i denti:
quelle colonne erano giù - erano lise! -
erano già quei templi colombaie.

Eppure volge a basso
e trasla in ancor meno, adesso:
un bel parlarsi attorno, addosso, appresso!
Si sta semplicemente in troppi in questo fosso
e, questa, è una giornata fatta per negare.